L'Unione Europea ha ufficialmente chiesto spiegazioni a Google sul data retain degli utenti, ovvero sul perché il principale motore di ricerca memorizza i dati delle ricerche effettuate dai suoi utilizzatori. In balloci sarebbe la violazione della privacy dei cittadini e questo nonostante Google qualche tempo avesse, per così dire, già fatto ammenda da sola, riducendo a 18 max 24 mesi, il periodo di retenzione dei dati. Ma per L'Unione Europea questo lasso di tempo sarebbe comunque troppo lungo per tutelare la privacy degli utenti Internet.
Il tema non è di certo nuovo, e al di là dei riflettori puntati sul principale motore di ricerca per la recente acquisizione di DoubleClick e lo strapotere ormai acquisito sul web, ripropone due diverse concezioni culturali dell'idea della privacy. Una, quella degli Stati Uniti, pronta a sacrificare i dati degli utenti in nome di una fantomatica sicurezza ( prova ne è il recente provvedimento che obbliga per legge i fornitori di accesso e gli operatori di rete a disporre di tecnologie che consentano alla polizia federale di accedere in qualsiasi momento alle attività online degli utenti Internet). L'altra, quella del vecchio Continente, che lotta perché l'individuo possa scegliere liberamente cosa dare di sé alla rete, senza esservi fagocitato dentro.
venerdì 25 maggio 2007
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