lunedì 10 dicembre 2007

Chi è causa del suo mal pianga sè stesso

Forse il martirio mediatico dà alla testa. Corriere della Sera
Quando si trascende il buon gusto non c'e' nessun Petronio che tenga. Spiace per Luttazzi ma chi è causa del suo mal pianga se'stesso.

giovedì 29 novembre 2007

Il Boss in italiano: canto gli inganni Usa. Corriere della Sera

Il Boss in italiano: canto gli inganni Usa. Corriere della Sera
Io c'ero...Fantastico Bruce, rock allo stato puro. Energia trascinante.. musicalmente formidabile

venerdì 16 novembre 2007

Povere nostre Università.. sempre più povere

Un Paese che non investe adeguatamente in un sistema educativo di base, accessibile a tutti ad uguali condizioni, non ha futuro. Questo il pensiero che ho fatto leggendo il post di Alfonso Fuggetta sulla ripartizione dei fondi alle Università italiane per Regione: fa impressione. Fuggetta spiega come nel decennio 1996-2007 le università italiane abbiano ricevuto chi più del dovuto, chi meno.. Naturalmente un'occhiata alla spartizione geografica dice subito che ne ha giovato e chi no
Piemonte: -549
Lombardia: -954
Veneto: -493
Emilia Romagna: -448
Liguria: +297
Toscana: +120
Lazio: +797
Campania: +554
Sicilia (!!!!): +974
Sardegna: +213
Ecco questo si aggiunge a quanto sperimento ogni mattina quando accompagno mio figlio all'asilo (comunale). Ogni giorno c'è una richiesta di materiale che non arriva dal Comune e che i genitori puntualmente si industriano a reperire: la fotocopiatrice è rotta.. ci vigliono 800 euro per ripararla la scuola non li ha, il comune non da' soldi, chi di voi ha una fotocopiatrice usata in buone condizioni da regalare alla scuola? Chi puo' regala Cd e Dvd da guardare, altri risme di fogli per disegnare. Non è un'impressione... hanno raschiato anche il fondo del barile e mi dicono essere così in tutte le scuole. Ogni anno è sempre peggio, sempre meno fondi.
Allora vogliamo abdicare per sempre alle scuole private? Vogliamo rinunciare ad avere un Paese con un'istruzione decente? Molti genitori iscrivono i figli direttamente alle private perche' così non ci sono scioperi (del cuoco, dei bidelli, delle maestre... perche' no anche dei bimbi gia' che ci siamo...). Io mi ostino a pensare che qualcosa di buono possa ancora darlo il nostro Paese, che ci siano tante persone piene di buona volontà e preparate anche nel pubblico. Spero di non sbagliarmi.

mercoledì 14 novembre 2007

Povero Gorbachev... anche questa è perestroika?

Louis Vuitton ad shows Gorbachev and subversive text - International Herald Tribune

Dopo le corna del presidente Leone... ecco gli scongiuri di Berlusconi





Grazie Dagospia per queste istantanee... quando un'immagine vale piu' di mille parole, incrociamo le dita ragazzi che se cade il governo Prodi ci ritroviamo in pista la banda bassotti.

lunedì 12 novembre 2007

Un calcio alla morte

Non seguo molto il calcio... ma non ho resistito a un moto di rabbia di fronte alla foto sui giornali di un bel ragazzo sorridente di 26 anni che amava la musica e il calcio e che ieri per quella casualita' che e' la vita, ha chiuso gli occhi per sempre stroncato da un proiettile vagante. Anch'io mi sono sentita precipitare nel vortice dell'indifferenza da ennesimo morto del calcio, e come tanti ho pensato che questo sport e' stato rovinato dai troppi soldi, dai troppi sponsor e interessi economici che hanno fatto di un divertimento un'industria che si autoalimenta, un circolo vizioso di spirali di violenza che ha tolto ogni gioia allo sport. Stamattina sentivo alla radio Daniela Santanché che chiedeva le dimissioni del ministro Amato a nome di tutta la destra, e giù con discorsi populistici tipo: gli ultras espirmono un disagio, sono tutti disoccupati, gente che sfoga la propria rabbia con il pretesto del tifo avversario.. Insomma piove governo ladro...
Ecco la morale è che è sempre colpa del governo (specie se quello in carica non e' il tuo...) Io sinceramente la farei finita con i contratti miliardari ai calciatori, la cui utilità sociale mi devono ancora spiegare in cosa consista. visto che ormai non si puo' certo portare uno sport come il calcio a modello formativo dei nostri figli. Sospenderei il campionato e gli sponsor vadano pure a farsi fottere e con loro i dirigenti in pashmina giustamente definiti da Vittorio Zucconi oggi su Repubblica "criminali in sciarpa di pashmina".

venerdì 9 novembre 2007

un tranquillo week-end di paura....

In questi giorni è su tutti i giornali la notizia dell'assassinio di una ragazza americana, studentessa a Perugia, apperentemente tranquilla cittadina, sprovincializzatasi proprio grazie alla grande affluenza di studenti stranieri. Meredith così si chiamava la ragazza, e' stata violentata e poi ammazzata con il concorso, ancora da provare, di tre amici, tra cui la sua compagna di stanza. E' una storia brutta, con tanti lati ancora oscuri, ma nella pena infinita che provo per questa giovane vita interrotta cosi' casualmente e senza un motivo, mi angoscia tutto il resto: quel mix di sesso, droga e rock e roll che non ha piu' nulla del mito trasgressivo anni 70, ma è un cupio dissolvi dietro cui c'è solo un gran vuoto generale. Leggo di Perugia, diventata ormai centro di spaccio notturno, delinquenza, orge tra ragazzi che -- come racconta il faccino slavato e gli occhioni di Amanda (la presunta assassina.. manco a dirlo naturalmente ha un suo blog..) -- "cercano qualche sensazione nuova".
Ecco questa frase mi ha letteralmente gelato, e' come se usare violenza su una persona per costringerla a una rapporto sessuale presumibilmente plurimo, fosse una semplice sperimentazione... come quelli che si lanciano con il deltaplano dalle colline e sentono l'adrenalina che va a mille, come il jumping dai ponti e via dicendo. Non voglio fare retorica spicciola, ma penso davvero a quei tanti genitori descritti negli articoli di giornali come ignari di cio' che facevano i loro figli al posto di studiare, penso alle semplificazioni, alla "da che a mondo e' mondo si sa nei college e' sempre successo di tutto... e ogni tanto si indignano perche' ci scappa il morto". No, non credo possa essere cosi', io penso a mio figlio, a quando avra' 20 anni a come mi piacerebbe mandarlo magari negli Usa a studiare e poi penso a quanto poco basta a spezzare una vita, una famiglia... la fiducia in una persona sbagliata, l'ingenuita' o forse perche' no anche un po' di curiosita' verso gli altri. Ora riposa in pace povera Meredith.

lunedì 29 ottobre 2007

Un buon motivo per tornare a scrivere...

Due mesi di latitanza da questo blog sono troppi lo so, ma non avevno tempo nè voglia di aggiornare queste pagine. Ieri sera però la puntata di Report sul crac della Parmalat mi ha risvegliato la voglia di usare queste povere paginette almeno per sfogare il senso di impotenza e rabbia che ho provato ascoltando e vedendo quel servizio. Si perché il crac della Parmalat, definito come il piu' grande scandalo finanziario europeo, secondo solo ad Enron (ma in America hanno pagato...) è rimasto senza colpevoli. O meglio i vari Tanzi, Tonna, Buora sono tutti a casa e neanche interdetti da cariche societarie visto che si occupano di altre aziende. Intanto abbiamo avuto un altro esempio di "finanza creativa" alla Tremonti.. Come definire i 4 miliardi euro inesistenti, frutto di altrettanti proventi inesistenti, derivanti da quantità spropositate di latte venduto a Cuba. (si a Cuba... proprio li'.. altro che Cubalibre...)e depositati su un conto corrente fasullo, creato dall'oggi al domani falsificando la carta intestata di una banca internazionale? Quattro miliardi di euro, che non sono mai esistiti e manager di quel livello che si compartano come la banda bassotti e i falsari... così le banche facevano credito.. Io se chiedo un prestito di 10.000 euro mi rivoltano come un guanto....Risultato? Tutti a casa, processi bloccati dalla legge Cirielli, cavilli e sotto cavilli. E quelli che se la sono presa in quel posto, risparmiatori e azionisti, non hanno visto una lira (si le azioni della nuova Parmalat, ma chi sottoscrive piu' un'azione dopo una roba del genere). Ecco, pensavo ieri sera mentre scorrevano le immagini di Tanzi blindato che usciva dal mega-villone di Parma, io mi alzo tutte le mattine, per il misero stipendio fisso di chi paga le tasse fino all'ultima lira e cosa potro' dire un giorno a mio figlio, quali valori potro' trasmettergli se alla fine non esiste neanche piu' un redde rationem.. una giustizia che meriti di essere chiamata tale?

giovedì 30 agosto 2007

Un mio personale ricordo di Carlini

Oggi e' morto un nostro collega e quelli come me che fanno questo mestiere da qualche lustro, non possono non ricordare l'arguta figura di Franco. Lo conobbi nel 1989. Eravamo ospiti di IBM a Roma: mi colpì allora ragazzina, la lontananza esteriore tra lui e quel mondo di grisaglie e musi impettiti che allora era IBM. Eppure gli ingegneri che ci accolsero al seminario sull'ingegneria del software erano tutti cosi' ossequiosi con lui.. lui che portava i sandali francescani e una t-shirt bianca su un paio di jeans. Segno che la vivacita' intellettuale della persona era superiore al suo aspetto da clochard.. Alcuni colleghi mi avevano raccontato che Ken Olsen, allora capo indiscusso di una società che si chiamava Digital (poi acquisita da Compaq) ai tempi con IBM leader sui minisistemi, aveva incorniciato nel suo studio l'articolo che Franco Carlini gli aveva scritto sul Manifesto in occasione di un'intervista al summit Digital di Cannes. Lo stesso Ken Olsen considerava Franco una specie di guru..
Io mi ricordo solo una tiepida serata romana, io, Alessandra e lui al ristorante a ridere e scherzare, lontano dalla cena ufficiale IBM.
All things must pass... we are accidents waiting to happen

martedì 28 agosto 2007

L'estate sta finendo... e un anno se ne va

Inizia un nuovo anno lavorativo. Un mio collega stamattina ha detto che il rientro dalle ferie estive e' un po' come capodanno, la prima pagina di un libro bianco, tanti progetti, idee, cose da fare, ma anche noia per il solito tran tran. Così si consuma questa fine di agosto, tra i delitti della cronaca, specchio di un'italia sempre piu' schiava dell'apparire a tutti i costi, e gli incendi lungo le coste. Muoia Sansone e tutti i filestei.. diceva qualcuno e a volte lo spettacolo è così degradante che verrebbe voglia davvero di fare tabula rasa.. delle gemelle K, di Fabrizio Corona, dei reality incombenti che allieteranno le nostre serate invernali e annienteranno le gia' fragili menti di tanti ragazzi che come le gemelle K, studiano legge per passare il tempo e intanto sperano in un provino a Mediaset o un casting come velina. Prodotto della provincia ricca lombarda, ma soprattutto frutto dell'apparire a tutti i costi, del sogno di diventare famosi senza essere nessuno, che il Grande Fratello ha realizzato. Auguri e che Dio ci protegga..

lunedì 23 luglio 2007

We are accidents waiting to happen..

Si lo so, i blog vanno aggiornati piu' spesso e io è una vita che non metto più post. Ma non ho più voglia di scrivere, o meglio sono presa dalla scrittura, ma da quella di un altro... Sto leggendo Caos Calmo di Sandro Veronesi (anche qui arrivi in ritardo... cara mia, ne stanno gia' facendo un film e tutti parlano della famosa scena di sesso con Isabella Ferrari che fa il verso a Maria Schneider di Ultimo Tango a Parigi). Beh insomma era da tempo che un libro non mi coinvolgeva così tanto, non mi teneva inchiodata pagina dopo pagina, in un'estasi della lettura. Le prime venti pagine sono un vero capolavoro: un misto di tutte le pulsioni primordiali, eros, vita, sesso, istinto di conservazione, su cui domina sinistra la morte e la casualità della vita, quel" we are accidents waiting to happen" che ritorna puntualmente come un memento mori... nei momenti topici della narrazione.
Insomma non ho tempo per questo blog.. me ne vado in vacanza, nel senso letterale del termine "vacaare" "vacuum" uno spazio vuoto, una mancanza d'essere...

lunedì 9 luglio 2007

Fusse che fusse la volta bbona... The Road Home - New York Times

The Road Home - New York Times

Se lo dicono quelli del New York Times.. vuol dire che anche gli americani ne hanno pieni i ...
"President Bush and Vice President Dick Cheney have used demagoguery and fear to quell Americans’ demands for an end to this war. They say withdrawing will create bloodshed and chaos and encourage terrorists. Actually, all of that has already happened — the result of this unnecessary invasion and the incompetent management of this war.

This country faces a choice. We can go on allowing Mr. Bush to drag out this war without end or purpose. Or we can insist that American troops are withdrawn as quickly and safely as we can manage — with as much effort as possible to stop the chaos from spreading".

mercoledì 4 luglio 2007

Dagospia.com - 04/07/2007 - LE AVVENTURE DELLA SCIURA BRAMBILLA (IERI UN MITO, OGGI UNA MITOMANE)
UN’INFANZIA COSI’ DIFFICILE. AI BAMBINI NORMALI UNA BARBIE, A LEI UNA LEONESSA
AI CRITICI: “AVETE UN MEST

Dagospia.com - 04/07/2007 - LE AVVENTURE DELLA SCIURA BRAMBILLA (IERI UN MITO, OGGI UNA MITOMANE)
UN’INFANZIA COSI’ DIFFICILE. AI BAMBINI NORMALI UNA BARBIE, A LEI UNA LEONESSA
AI CRITICI: “AVETE UN MEST

Crudelia Salmon Story, ovvero quando Marco Travaglio dà il meglio di sè

Grazie a Dagospia
ancora una volta questo stanco pomeriggio estivo lavorativo ha preso una piega esilarante. Che dire del ritratto al vetriolo che Marco Travaglio ha fatto per linus.net e che Dago riporta accompagnato da un'imperdibile vignetta. Ragazzi se la Michela Vittoria Brambilla è il nostro domani, politicamente parlando, io voglio fuggire lontano. Meglio la finanza creativa di Tremonti che i cani randagi della Rossa Salmonata. Per non parlare dell'eleganza del commento sui suoi detrattori, uno stile da vera pescivendola...Per vostro diletto riporto la pagina di Dagospia integralmente

venerdì 29 giugno 2007

Veltroni e il partito democratico

Ho letto un po' di commenti sul discorso di Veltroni al Lingotto di Torino e sulla sua investitura a leader del nuovo partito democratico. In effetti c'è molto pragmatismo e poca teoria politica. Tanta attenzione ai problemi della gente e della società. Quello di cui ho sentito la mancanza è un appello al rinnovamento della coscienza morale. Non voglio fare moralismi bacchettoni, ma l'apoteosi degli ultimi giorni attorno a un personaggio cosi' squallido come Fabrizio Corona mi ha fatto rabbrividere. Vedere direttori di giornali contendersi un ricattatore truffatore senza scrupoli come un divo del cinema dà l'esatta dimensione di come è ridotta l'Italia oggi, è il termometro dei valori che la società ha saputo comunicare ai giovani. E una nuova formazione politica dovrebbe farsi anche interprete di un mono di valori e di un'etica, anche se la parola etica a fianco a politica sa un po' di ossimoro. Perché le ragazzine applaudono Corona e lo aspettano sotto casa? Quali valori trasmette la sua persona se non quello di "fare soldi per fare soldi per fare soldi" recuperando un famoso incipit di un articolo di Giorgio Bocca sulla ricca Vigevano di tanti anni fa? Una televisione ridotta a inseguire i tronisti e a comprarli a caro prezzo, gente che non ha ne' arte ne' parte sbattuta sullo schermo in quella fiera dell'idiozia che sono i reality show. E non mi venite a dire che la gente guarda la Tv per svagarsi e divertirsi. Cosa c'e' di divertente nel vedere uno che si lava i denti o che scopa sotto la doccia con una?
Ecco io mi aspetto una ventata di rinnovamento anche nei costumi e nei valori, la riproposizione di una società più attenta ai bisogni veri delle persone e non alle vanità televisive. C'è uno scollamento mostruoso tra quanto propinano il tubo catodico e la pubblicità e la vita reale di tutti i giorni, fatta di contratti a termine, gente che perde il posto di lavoro e non riesce a ricollocarsi piu'. Anche nei giovani la distanza dalla politica e' enorme, l'attenzione ai problemi sociali inesistente. Non voglio che mio figlio cresca nel nulla del tubo catodico, con il modello dei calciatori e veline come esempio da emulare. Aiutatiamoci a cambiare questa società.

venerdì 15 giugno 2007

Bloggo dunque sono?

Stavo pensando a questo blog. Sono arrivata tardi lo so, 70 milioni di persone ci hanno pensato prima di me. Ma non è che io non ci avessi pensato è che mi sembrava un esercizio autoreferenziale di egocentricità. E se guardo al panorama nazionale dei blog di autori italiani ne ho la conferma. Nel settore in cui bazzico, Internet e le nuove tecnologie, e' tutto un parlarsi addosso, un citarsi l'uno con l'altro per quella che una volta si chiamava "captatio benevolentia" . E di li' non esce, anche per i grandi nomi e firme del giornalismo che possono contare su un'autorevolezza reale che attrae visitatori al sito. Quanti commenti ci sono ai post in media ogni giorno: quando ne ho trovati tanti erano 5 o 6, e tutti degli amici di cui sopra. Insomma ti pingo così ti do' una ragion d'essere e tu ricambi il favore. Detto cosi' può sembrare brutale e semplicistico, ma è la realtà. O meglio la realtà, quella vera, è che il 52% degli italiani su Internet non ci va proprio e quindi non sa neanche cos'è un blog. Una goccia in un mare, parola perse nel nulla. Forse il nostro problema e' che ogni fenomeno trasferito dal resto del mondo all' Italia si ridimensiona. E noi dobbiamo fare i conti con un 35% degli italiani che guarda solo la televisione, altro che in Uk dove il numero di ore trascorse sul web ha superato quelle trascorse davanti alla Tv. L'Italiano è la quarta lingua più utilizzata al mondo nei blog. Anche questo lascia pensare. Vorrei che i blog fossero un po' meno narcisismo e un po' più un thread di discussione. Insomma i newsgroup su Internet hanno creato un valore aggiunto che oggi i blog per come sono strutturati non riescono a replicare. Forse nel caso dei corporate blog o di blog strumentali al lancio di un prodotto, dove il consumatore può decretare il successo o meno. Ma al momento non vedo sorgere una discussione costruttiva all'intenro di un blog.

venerdì 8 giugno 2007

Telecom Italia history

Ieri sera ho seguito Annozero di Santoro, dedicato al caso Telecom Italia. Hanno intervistato un ex (presumo) dirigente che senza tanti mezzi termini ha raccontato come l'azienda sia stata invasa e colonizzata da uomini Pirelli che sono ancora ben saldi ai loro posti di comando, nonostante il cambio della guardia. Poi e' partito il servizio sulla vendita degli immobili: la centrale di Rozzano, le sedi milanesi. Per chi come la sottoscritta segue per ragioni professionali i destini della ex SIP (Società Idroelettrica Piemontese) da più di quindici anni la sensazione di un patrimonio buttato al vento è stata ineluttabile. Telecom Italia ha avuto fortissime aree di eccellenza: nel 1994 la rete Interbusiness era una delle prime in Europa. Il progetto Socrate di cablaggio in fibra ottica ha preceduto di quasi dieci anni quello di Fastweb. Ma quest'eccellenza si è persa nel marasma della politica, delle partecipazioni statali che ieri sera Bruno Tabacci dell'UDC rivendicava come un fiore all'occhiello dell'era democristiana. Forse... ma io ricordo nel 1990 i giornalisti invitati in cima alla Centrale di Cernusco sul Naviglio ad ostriche e champagne per inaugurare i nuovi impianti digitali. Ricordo i famosi quadri d'autore acquistati da Pascale per la sala riunioni della Ex-Stet e costati allora (anni 80) miliardi di lire. Per poi scoprire qualche anno fa che erano clamorosamente dei falsi. Ecco un'azienda è fatta anche di persone e puoi avere le migliori tecnologie della terra ma se non esci dal circuito clientelare non vai da nessuna parte. Ieri sera Franco Debenedetti ricordava come meglio di Telecom Italia (in termini di capitalizzazione dell'azienda)abbia fatto solo Telefonica e che oggi i 45 miliardi di euro capitalizzati da Telecom Italia né Deutsche Telecom né France Telecom riescono a raggiungerli. Io quello che vedo oggi è un'azienda senza identità, dove anche riuscire a parlare con l'ufficio stampa è diventata un'impresa. Anche questo fa parte del patrimonio buttato al vento: e pensare che ieri, alla presentazione del rapporto Assinform, ricordavano come l'Italia nel 1969 fosse il terzo produttore di macchine per scrivere al mondo, grazie ad Olivetti. Ma qui comincia un'altra triste storia....

giovedì 7 giugno 2007

Primi in Europa per essere ultimi nell'informatica

E' uno dei nostri "strani primati": il 59% degli Italiani non ha alcuna competenza informatica. Un dato emerso dall'ultimo rapporto Assinform 2007 e che si allinea a quello diffuso qualche giorno fa da ACNielsen che parla di un 52% degli italiani che non utilizza Internet (www.osservatoriocontenutidigitali.it). Quando vado alle presentazioni delle varie analisi di mercato mi prende sempre un certo sconforto perché negli immancabili grafici a bolle che rappresentano le dimensioni di mercato di ciascun paese l'Italia compare sempre come un pallino più piccolo e ogni anno sempre più indietro degli altri. Io credo che le persone non se ne rendano conto: bisogna andare all'estero per capirlo, ma il divario è enorme. Dietro di noi per capirci, nell'incidenza della spesa informatica sul Pil, ci sono solo paesi come Bulgaria, Romania, Polonia, Lituani, Ungheria, che sono partiti da poco con gli investimenti in It. La nostra spesa per Ricerca e Sviluppo e IT non raggiunge neanche il 2% del PIL nazionale. La Spagna nell'ultimo anno è cresciuta di +6,8% nell'IT, il Regno Unito del 3,7%, la Germania del 2,8% e noi tra i paesi Ue più industrializzati siamo rimasti davvero gli ultimi: + 1,6% ed è andata ancora bene: l'anno prima il 2005 la crescita del mercato IT era stata dello 0,9%. Eppure dicono gli esperti i casi di eccellenza non mancano nel nostro paese, a partire dai distretti tecnologici che spaziano dalle biotecnologie e bioscienze alla meccanica e tecnologie IT, fino ai distretti industriali più tradizionali da dove però arrivano i casi delle imprese vincenti. Strano paese l'Italia dove l'83% delle persone possiede un cellulare ma il 59% non sa nulla di informatica e Internet. A volte penso che il mio lavoro di giornalista tecnologica non serva davvero a nessuno, una goccia in un mare.

martedì 5 giugno 2007

Dalle "terre virtuali" ai tribunali federali

Una disputa su una “terra virtuale” finisce alla corte federale. Punto Informatico riporta via Alfonso Fuggetta (www.alfonsofuggetta.org) un articolo di Ars Technica (http://arstechnica.com/news.ars/post/20060510-6794.html/che tratta il primo caso di disputa giudiziaria nata su Second Life e finita dentro un tribunale degli Stati Uniti. Alla base della controversia c’è una compra vendita di un terreno, effettuata a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato, mediante il consueto meccanismo delle aste utilizzato da Second Life. L’utente in questione, Marc Grabb, avrebbe acquistato il terreno per rivenderlo e guadagnarci su, entrando nel sito dell’asta prima che questa venisse aperta al pubblico, (grazie al cambio di un ID number nella Url della pagina web), riuscendo quindi ad aggiudicarsi il terreno a un prezzo molto inferiore a quello a cui poi sarebbe stato valutato. Linden Labs, la società che ha creato Second Life, gli ha pertanto sequestrato il terreno e chiuso l’account per essersi aggiudicato l’asta in maniera fraudolenta. Ma il proprietario non ci sta e ha citato in giudizio la società per aver violato il suo diritto di proprietà su quanto regolarmente acquistato. Grabb si appella a quanto scritto nel contratto d’uso e da sempre sostenuto anche da Linden Labs: ovvero che la proprietà intellettuale di tutto ciò che viene creato su Second Life è dell’utente che ha diritto quindi a rivendere e scambiare con chi vuole: dai vestiti virtuali che si acquistano per gli avatar, ai palazzi e alle terre regolarmente pagate in Linden dollars. Il caso è finito in tribunale, dove Marc Gabb ha chiesto un risarcimento per 8.000 dollari. E a nulla è valso il tentativo della Linden Labs di appellarsi alla mancanza di giurisdizione territoriale: se è vero che nei termini del servizio la società indica la California come sede d’esercizio delle eventuali dispute, è anche vero sostiene il giudice, che Second Life è un business che opera in maniera trasversale su più stati per il carattere transazionale di Internet, e quindi le cause possono essere gestite anche al di fuori della California.
Indipendentemente da come finirà la causa, siamo di fronte al primo caso di una disputa nata nel mondo virtuale e finita nel più concreto dei mondi reali. E secondo alcuni il caso potrebbe fare giurisprudenza in futuro su come regolare la proprietà di beni virtuali regolarmente acquistati con soldi “reali” come avviene appunto all’interno di ambienti quali Second Life e World of Craft.
Che dire ancora di quanto non sia stato detto in questi mesi su Second Life? La commistione tra reale e virtuale è come una matassa che non si riesce a dipanare: ma è insita nel Dna stesso dei creatori di Second Life che hanno permesso che il cyber-game si sviluppasse con denaro reale, se pur convertito al cambio in Linden dollars. Il che da un lato ha decretato il successo di Second Life, diventata una fonte di business oltre che di svago, dall’altro ha riprodotto gli stessi meccanismi di speculazione e frode presenti nel mondo reale. Da leggere il bellissimo articolo di Business Week dedicato a Second Life (http://www.businessweek.com/magazine/content/06_18/b3982001.htm).

lunedì 4 giugno 2007

Ci vedremo tutti in una seconda vita?

Secondo Gartner Group (www.garterngroup.com) alla fine del 2011 l'80% della popolazione Internet attiva avrà una "seconda vita" anche se non necessariamente su Second Life. L'analisi di Gartner dei cosiddetti mondi virtuali e che è stata in parte anticipata nel corso del Gartner Symposium/ITxpo 2007, naturalmente ha come scopo quello di dare un giusto indirizzo agli investimenti delle prime 500 aziende della classifica di Fortune, attratte inevitabilmente dal gran clamore suscitato in questi mesi attorno a Second Life e dalle opportunità di business ad esso correlate. E qui gli analisti di Gartner sono abbastanza espliciti: è meglio limitare gli investimenti finché questi ambienti non si stabilizzano e maturano. Come dire, occorre gettarci un occhio ma non investire mari e monti. L'aspetto interessante dello studio è che per la prima volta viene dato una sorta di decalogo di comportamento da seguire per le imprese interessate a una presenza commerciale nei mondi virtuali. I punti salienti che secondo Gartner occorre avere ben chiari sono che i mondi virtuali non sono giochi ma neppure universi paralleli, che è come dire non prendeteli sotto gamba ma non pensate di poter far crescere il fatturato dell'azienda trovando in Second Life o nei suoi simili un nuovo canale di vendita. Mai dimenticare inoltre che dietro ogni avatar c'è una persona. E questo personalmente è l'assioma che condivido maggiormente.Ci sono regole non scritte di comportamento e aspettative di cultura che non vanno disattese anche nei mondi virtuali, il pericolo, dice Gartner, è perderci la faccia e la reputazione. Un altro consiglio è quello di costruire qualcosa di importante e di aggiungere valore (pochi sono coloro che finora sono riusciti a guadagnare più di 5000 dollari all'anno dai mondi virtuali) le aziende che vi si affacciano ora devono pensare che anche per i prossimi tre anni i profitti saranno scarsi. L'altro problema è quello di contenere i comportamenti scorretti e poco benevoli di certi avatar nei confronti di marchi che sbarcano nel mondo virtuale, limitando i danni che possono arrecare in termini di immagine, anche nella vita reale.
Mentre leggevo le cinque leggi di Gartner Group pensavo però a quell'80% dell'utenza Internet catturata nelle maglie di Second Life o dei suoi proseliti. Francamente mi avvilisce pensare a una prospettiva di vita virtuale dove sono stati riprodotti esattamente gli stessi meccanismi di consumo e speculazione della vita reale. Che io possa vestirmi Versace anche su Second Life o guidare una Toyota o una Clio mi pare quanto di meno creativo si possa immaginare. Anche perché, non per essere atomisti fino in fondo, ma cosa si compra su Second Life? Quando il grazioso cambio linden dollars e american dollars si riversa sulla mia carta di credito che cos'ho acquistato? Tipicamente una licenza al diritto d'uso di un pezzo di software e niente più, perché questo prevede il contratto della Linden Labs.
Questo blog s'intitola non a caso, Atomi e Bit, due universi parallei, ma se mai si arrivasse a far corrispondere ad ogni atomo un bit, per cortesia, fate almeno che non sia griffato anche quello..

venerdì 25 maggio 2007

L'Unione Europea fa le pulci a Google

L'Unione Europea ha ufficialmente chiesto spiegazioni a Google sul data retain degli utenti, ovvero sul perché il principale motore di ricerca memorizza i dati delle ricerche effettuate dai suoi utilizzatori. In balloci sarebbe la violazione della privacy dei cittadini e questo nonostante Google qualche tempo avesse, per così dire, già fatto ammenda da sola, riducendo a 18 max 24 mesi, il periodo di retenzione dei dati. Ma per L'Unione Europea questo lasso di tempo sarebbe comunque troppo lungo per tutelare la privacy degli utenti Internet.

Il tema non è di certo nuovo, e al di là dei riflettori puntati sul principale motore di ricerca per la recente acquisizione di DoubleClick e lo strapotere ormai acquisito sul web, ripropone due diverse concezioni culturali dell'idea della privacy. Una, quella degli Stati Uniti, pronta a sacrificare i dati degli utenti in nome di una fantomatica sicurezza ( prova ne è il recente provvedimento che obbliga per legge i fornitori di accesso e gli operatori di rete a disporre di tecnologie che consentano alla polizia federale di accedere in qualsiasi momento alle attività online degli utenti Internet). L'altra, quella del vecchio Continente, che lotta perché l'individuo possa scegliere liberamente cosa dare di sé alla rete, senza esservi fagocitato dentro.