martedì 5 giugno 2007

Dalle "terre virtuali" ai tribunali federali

Una disputa su una “terra virtuale” finisce alla corte federale. Punto Informatico riporta via Alfonso Fuggetta (www.alfonsofuggetta.org) un articolo di Ars Technica (http://arstechnica.com/news.ars/post/20060510-6794.html/che tratta il primo caso di disputa giudiziaria nata su Second Life e finita dentro un tribunale degli Stati Uniti. Alla base della controversia c’è una compra vendita di un terreno, effettuata a un prezzo notevolmente inferiore al valore di mercato, mediante il consueto meccanismo delle aste utilizzato da Second Life. L’utente in questione, Marc Grabb, avrebbe acquistato il terreno per rivenderlo e guadagnarci su, entrando nel sito dell’asta prima che questa venisse aperta al pubblico, (grazie al cambio di un ID number nella Url della pagina web), riuscendo quindi ad aggiudicarsi il terreno a un prezzo molto inferiore a quello a cui poi sarebbe stato valutato. Linden Labs, la società che ha creato Second Life, gli ha pertanto sequestrato il terreno e chiuso l’account per essersi aggiudicato l’asta in maniera fraudolenta. Ma il proprietario non ci sta e ha citato in giudizio la società per aver violato il suo diritto di proprietà su quanto regolarmente acquistato. Grabb si appella a quanto scritto nel contratto d’uso e da sempre sostenuto anche da Linden Labs: ovvero che la proprietà intellettuale di tutto ciò che viene creato su Second Life è dell’utente che ha diritto quindi a rivendere e scambiare con chi vuole: dai vestiti virtuali che si acquistano per gli avatar, ai palazzi e alle terre regolarmente pagate in Linden dollars. Il caso è finito in tribunale, dove Marc Gabb ha chiesto un risarcimento per 8.000 dollari. E a nulla è valso il tentativo della Linden Labs di appellarsi alla mancanza di giurisdizione territoriale: se è vero che nei termini del servizio la società indica la California come sede d’esercizio delle eventuali dispute, è anche vero sostiene il giudice, che Second Life è un business che opera in maniera trasversale su più stati per il carattere transazionale di Internet, e quindi le cause possono essere gestite anche al di fuori della California.
Indipendentemente da come finirà la causa, siamo di fronte al primo caso di una disputa nata nel mondo virtuale e finita nel più concreto dei mondi reali. E secondo alcuni il caso potrebbe fare giurisprudenza in futuro su come regolare la proprietà di beni virtuali regolarmente acquistati con soldi “reali” come avviene appunto all’interno di ambienti quali Second Life e World of Craft.
Che dire ancora di quanto non sia stato detto in questi mesi su Second Life? La commistione tra reale e virtuale è come una matassa che non si riesce a dipanare: ma è insita nel Dna stesso dei creatori di Second Life che hanno permesso che il cyber-game si sviluppasse con denaro reale, se pur convertito al cambio in Linden dollars. Il che da un lato ha decretato il successo di Second Life, diventata una fonte di business oltre che di svago, dall’altro ha riprodotto gli stessi meccanismi di speculazione e frode presenti nel mondo reale. Da leggere il bellissimo articolo di Business Week dedicato a Second Life (http://www.businessweek.com/magazine/content/06_18/b3982001.htm).

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