venerdì 8 giugno 2007
Telecom Italia history
Ieri sera ho seguito Annozero di Santoro, dedicato al caso Telecom Italia. Hanno intervistato un ex (presumo) dirigente che senza tanti mezzi termini ha raccontato come l'azienda sia stata invasa e colonizzata da uomini Pirelli che sono ancora ben saldi ai loro posti di comando, nonostante il cambio della guardia. Poi e' partito il servizio sulla vendita degli immobili: la centrale di Rozzano, le sedi milanesi. Per chi come la sottoscritta segue per ragioni professionali i destini della ex SIP (Società Idroelettrica Piemontese) da più di quindici anni la sensazione di un patrimonio buttato al vento è stata ineluttabile. Telecom Italia ha avuto fortissime aree di eccellenza: nel 1994 la rete Interbusiness era una delle prime in Europa. Il progetto Socrate di cablaggio in fibra ottica ha preceduto di quasi dieci anni quello di Fastweb. Ma quest'eccellenza si è persa nel marasma della politica, delle partecipazioni statali che ieri sera Bruno Tabacci dell'UDC rivendicava come un fiore all'occhiello dell'era democristiana. Forse... ma io ricordo nel 1990 i giornalisti invitati in cima alla Centrale di Cernusco sul Naviglio ad ostriche e champagne per inaugurare i nuovi impianti digitali. Ricordo i famosi quadri d'autore acquistati da Pascale per la sala riunioni della Ex-Stet e costati allora (anni 80) miliardi di lire. Per poi scoprire qualche anno fa che erano clamorosamente dei falsi. Ecco un'azienda è fatta anche di persone e puoi avere le migliori tecnologie della terra ma se non esci dal circuito clientelare non vai da nessuna parte. Ieri sera Franco Debenedetti ricordava come meglio di Telecom Italia (in termini di capitalizzazione dell'azienda)abbia fatto solo Telefonica e che oggi i 45 miliardi di euro capitalizzati da Telecom Italia né Deutsche Telecom né France Telecom riescono a raggiungerli. Io quello che vedo oggi è un'azienda senza identità, dove anche riuscire a parlare con l'ufficio stampa è diventata un'impresa. Anche questo fa parte del patrimonio buttato al vento: e pensare che ieri, alla presentazione del rapporto Assinform, ricordavano come l'Italia nel 1969 fosse il terzo produttore di macchine per scrivere al mondo, grazie ad Olivetti. Ma qui comincia un'altra triste storia....
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